Le correzioni all’adulto nel kendo
  • 12/07/2026

Le correzioni all’adulto nel kendo

 

Anni fa ho visto un documentario del National Geographic ambientato in Giappone (forse si trova ancora su Youtube) nel quale una troupe seguiva un Settimo Dan di kendo non più giovanissimo nella giornata del suo esame di Ottavo Dan.
La giornata si conclude con la bocciatura del candidato che mestamente fa la sua borsa e torna a casa ma il finale del documentario ci regala l’immagine di lui che torna nel suo dojo e un vecchio Maestro lo guarda mentre pratica ed esclama “fai troppi attacchi, voi giovani dovete imparare ad aspettare” (il candidato è sulla settantina….il Maestro un fossile…)


Cosa ci dice questo preambolo?

Che il Kendo è una Via nella quale siamo destinati a fare continuamente errori che altri, con maggiore esperienza, potranno provare a correggere.
Il punto è: quando e come fare queste correzioni?

Per quello che mi riguarda credo fermamente che la via principale per correggere qualcuno sia tenere la bocca chiusa e mostrare il nostro kendo migliore sperando che l’altro copi quello che facciamo meglio.
In caso però ci venga fatta una domanda diretta allora dobbiamo sapere come gestire la comunicazione.
Il campo diventa quindi quello della comunicazione tra adulti che ha delle regole sulle quali sono stati scritti milioni di libri.

Vediamo quindi di isolare alcuni punti utili per la nostra pratica: 
⁃    Le correzioni si fanno dopo la pratica, a meno che l’altro praticante non stia facendo qualcosa di pericoloso per sé e per gli altri. In tal caso possiamo intervenire subito.
⁃    Si corregge solamente la persona che ha chiesto un consiglio. 
⁃    Non si corregge chi non ci ha chiesto nulla interrompendo la pratica o inseguendolo per il Dojo per regalare le nostre perle di saggezza e gratificare il nostro ego
⁃    Se ci viene fatta una domanda si ascolta l’altro prima di rispondere 
⁃    Se non si è certi di aver capito si fanno domande di approfondimento fino a quando non si è certi di aver compreso 
⁃    Se non si ha una risposta si può domandare ad altri con più esperienza 
⁃    La risposta deve essere breve , legata al punto specifico e non riferita alla persona (quindi non “tu sei” ma “tu hai fatto”)
⁃    Usare verbi concreti come “ho visto” riferendosi a un fatto concreto e non “io penso” 
⁃    Prima di dare un consiglio verifichiamo di essere credibili chiedendoci “ma io questa cosa la faccio in modo corretto? Guardando me l’altra persona può imparare a fare questa cosa in modo corretto?” Se la risposta è no allora demandiamo ad altri 
⁃    Se diamo consigli e poi nella pratica facciamo cose molto diverse perdiamo di credibilità e la credibilità persa non si recupera. La persona alla quale abbiamo dato il consiglio ci immaginerà sempre con un nasone rosso di plastica e due scarpe enormi.
⁃    Impariamo a limitarci: si da un consiglio ed uno solo. Due consigli generano confusione. Tre generano sconforto.
⁃    Più in generale sempre meglio rafforzare un punto positivo che sottolineare un punto negativo. Noi siamo culturalmente portati alla penna rossa e blu delle maestre elementari ma se un praticante non fa una cosa in modo che noi riteniamo corretto magari non è pronto a migliorare quel punto, meglio allora rafforzare una cosa che fa già bene e far in modo che sviluppi i suoi punti d’eccellenza.

Per quello che mi riguarda preferisco non fare mai correzioni perché non mi fido molto del mio giudizio, le rare volte in cui lo faccio perchè mi viene richiesto, tenete conto del fatto che potrei dire delle enormi sciocchezze.
Detto questo…chiedete pure !

Gambatte
Marco Rotondo